• Sport e Scuola: è davvero un “me contro te”?

    StudioSport03 aprile 2018  E’ opinione largamente diffusa, ancora oggi, che lo sport rischi di influenzare negativamente il rendimento scolastico dei praticanti, ed i motivi principali che spesso vengono addotti dagli insegnanti è che “assorba” troppo tempo, che “distragga” dallo svolgimento dei compiti per casa, e quindi in generale la pratica sportiva in Italia finisce per essere vista, neanche troppo velatamente, come un pericolo per la formazione culturale di bambini e ragazzi o addirittura una minaccia per i loro successi scolastici. Non c’è da stupirsi che il pensiero comune si sia evoluto in questa direzione visto che nelle scuole elementari non è attualmente prevista nessuna ora di educazione motoria e il movimento viene affidato alla buona volontà della maestra/o prevalente, che ogni tanto porta i bambini a giocare nell’atrio scolastico! Alle scuole medie va un pò meglio con due ore a settimana, ma tra “oggi non ho la tuta”, “ho mangiato qualcosa che mi ha fatto male”, solo i meno sedentari praticano la lezione con interesse e partecipazione. Non voglio tirare fuori il solito “pippone” che fin dai tempi dell’antica Grecia c’era l’intrinseca convinzione che l’attività fisica fosse strettamente legata a migliori abilità intellettuali, ma è indubbio che se vogliamo parlare di un pò di storia della ricerca, dobbiamo partire da lì e spostarci in tempi più recenti al 1950-1960. Indagarono in quegli anni sui possibili legami tra abilità psicologiche e svolgimento di attività fisica, materia che è stata in parte abbandonata negli anni 70-80, probabilmente perchè si rivolse l’attenzione quasi esclusivamente agli effetti che l’attività fisica avesse sulla fisiologia umana. Una forte ripresa dell’interesse verso attività fisica e sviluppo cognitivo si ebbe dagli anni 80 in poi in conseguenza della nascita di programmi universitari specializzati in psicologia dell’esercizio che portarono alla luce nuovo interesse per la valutazione degli effetti che una regolare attività fisica potesse avere sui processi psicologici. In particolare una regolare attività fisica negli adulti, protratta per diverse settimane, è già in grado di modificare alcune funzioni cerebrali che sono alla base dei processi cognitivi e di comportamento.

    Il Processo cognitivo è un termine che si usa per indicare un insieme di funzioni mentali. Alcune di queste, molto importanti, sono le cosiddette “funzioni esecutive” che sostanzialmente identificano i processi del cervello che regolano:

    • la Programmazione
    • la Pianificazione
    • il Controllo della risposta inibitoria
    • la Flessibilità dell’attenzione sulle informazioni rilevate

    In pratica ti basta sapere che le “funzioni esecutive” sono indispensabili in tutte le situazioni di “problem solving”, cui appartengono non solo elementi complicati ed astratti come ad esempio i problemi di matematica, ma anche quelli che afferiscono allo sviluppo di abilità sociali, come ad esempio entrare in empatia con gli altri e riuscire a comprendere le persone.

    L’attività fisica nei bambini influenza fortemente lo sviluppo delle “funzioni esecutive” del cervello e quindi capisci bene che sia per ciò che riguarda il potenziamento degli aspetti cognitivi sia di quelli sociali, è fondamentale l’esercizio fisico. Non importa che questo esercizio sia legato ad uno sport in particolare, nuoto, piuttosto che corsa o basket e quant’altro, ma è importantissimo che i bambini così come gli adulti, possano fare esercizio fisico, anche vigoroso in termini di intensità, e potenziare gli aspetti cognitivi legati allo sviluppo delle “funzioni esecutive” di cui sopra. Numerose ricerche hanno, inoltre, sconfessato che ci sia un nesso di causa-effetto tra il tempo dedicato allo sport e il mancato raggiungimento di successi accademici e che al contrario praticare con regolarità l’esercizio fisico attiva alcuni processi mentali fondamentali per affrontare e superare le sfide, che gli esami scolastici e più in generale la vita ci pone ogni giorno di fronte.

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